Ora mi sento una cittadina del Mondo

Giugno 2017

“Cosa mi aspettavo dal viaggio?”

direi che sono partita senza avere aspettative. Avevo piuttosto qualche timore, perché da tanto tempo non facevo un “viaggio viaggio” in compagnia di altre persone, e ultimamente ho viaggiato sola e a piedi. ero curiosissima di scoprire le sorprese di questo famigerato viaggio in travel coaching con Ilaria, che avevo aspettato e rimandato da un po’; sapevo che in qualche modo ne avremmo viste delle belle.

..ho ricevuto..

ho ricevuto molto di più di quel che potessi immaginare. giorno dopo giorno hai fatto sì che fosse tutto naturale e fluente..e senza nemmeno accorgermi che stava accadendo, mi sono trovata a guardare in faccia alcune delle mie paure scoprendo che mi indicavano la strada. Ho tenuto in braccio un gufo reale, ho accompagnato un certo John nella luce (tra gli odori di fish and chips di uno stranissimo hotel), ho ascoltato i luoghi parlarmi, mi sono lasciata vivere le sensazioni più scure nei fondi di Dunnottar Castle, ti ho trovata quando avevo bisogno di te, sempre al posto giusto e al momento giusto. Mi sono lasciata cantare dal mare, ho respirato il giallo del ginestrone di tutta la Scozia, il suo sale e il vento, e anche la sua malinconia. Mi sono fatta chiamare dalla vertigine in cima alla torre ad Elgin. Ho cacciato fuori tutta la mia voce e persino insegnato a cantare alle altre meraviglie che erano con me.
Ho ballato nelle onde di un’acqua gelida a Bettyhill, sono rinata in cima a John O’ Groat.
Ho imparato (e qui bisognerebbe cantare sulle note di Lucio Battisti..) che “un naso rosso può servire sai.. più allegro tutto sembra” soprattutto se sei nella cappella di Margareth in mezzo a turisti italiani caciaroni.
Ho fatto amicizia con il calore della mia pancia che mi parlava di me e mi ricorda della favola di Vassilissa.
Ho bevuto del buon vino e anche tanta birra.
Ho riso . tantissimo, fino alle lacrime.
Ho chiesto segnali e non ho ottenuto, mi sono arresa ed ho ricevuto.. Una montaaagna di segnali! Nel mezzo del buio di una strada a fondo cieco.
Ho visto le mie compagne vivere il loro personale viaggio. Mi batte il cuore forte anche solo a scrivere, ricordando tutto questo.
Ho scoperto che ciò che a volte etichetto come paura è in realtà eccitazione.
Ho scoperto che ho delle qualità, dei doni.. che non vedevo o che non consideravo tali.
Da quando sono tornata un sacco di amici mi dicono “come sei bella!”: credo che ci sia in me una lucina in più, che ho trovato lassù in Scozia, che era parte di me anche prima, ma che aspettava di poter uscire, ed è venuta fuori grazie allo spazio che hai concesso tu, che rendi morbida ogni esperienza (fantasmi inclusi) così che anche passare attraverso ricordi e dolori, per mano a te diventa un dolce passeggiare.
Quindi questa lucina me la sono portata a casa. Adesso mi aiuta a vedere: qui delle cose non mi piacciono ( e se poco mi piacevano già prima di partire..figuriamoci adesso che le vedo bene).
Al ritorno dal “Cammino”, si usa dire ai pellegrini che il Cammino vero inizia quando si torna a casa.. sento che il mio viaggio è appena iniziato e poso dirti come ti ho detto oggi che mi sento cittadina del mondo anche grazie a te, che mi hai fatto scoprire i miei pilastri di happytudine. Me li porto con me stretti stretti anche quando non li vedo. E’ solo l’inizio e te ne sono grata.
Insomma porto dentro un sacco di immagini suoni e sensazioni, risate tantissime, lacrime calde, solidarietà femminile, magie. tantissime magie.
Quando si riparte?!!!?!?

Giulia

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